Brembo, Designing Emotions è un’esposizione che coniuga creatività, arte e progettualità industriale per dare nuove emozioni nel campo dell’automotive e del suo design.
Gli artisti invitati a prendere parte a questo progetto hanno lavorato ispirati esclusivamente dalle pinze freno Brembo senza alcun vincolo progettuale, come è giusto che sia verso la loro ricerca che li vede abitualmente protagonisti negli eventi artistici di rilievo internazionale. La loro ricerca, le loro suggestioni, sono fonti di emozioni che aggiungono un pezzo di storia a quelle relazioni di civiltà tra la Cultura e il mondo industriale di cui Silvia De Laude, filologa e profonda conoscitrice del mondo letterario, e Jacqueline Cerasoli, storico e critico d’arte tra i migliori esponenti della sua generazione, ci restituiscono in due saggi di forte spessore storico e moderno, fino all’attualità più recente.
Cultura e Industria, quando uniscono i loro intenti progettuali, sono un binomio che dà lustro a questo Paese nel mondo e che oggi, a fronte di una crisi che si spinge fino ai valori di una identità nazionale che rischia di perdere preziosi punti di riferimento, possono essere una risorsa preziosa da attivare in una chiave etica e responsabile per il bene comune. Etica e responsabilità: è questo il vero patrimonio, unico e insostituibile, di ogni Paese che si rispetti.

Moreno Gentili, concept designer “Brembo Designing emotions”

Di seguito viene proposto, usando il linguaggio della matematica, il punto di partenza e di arrivo di questo percorso di sperimentazione.
Alle pinze freno Brembo si somma (+) la creatività e il vissuto di ciascun artista ottenendo come risultato (=) delle opere che coniugano creatività, arte e progettualità industriale.

 
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Ilaria Bochicchio
Battipaglia, 1988
Artista, in larga parte autodidatta ha sperimentato diversi linguaggi e tecniche: pittura, arte digitale, scultura e live performance.
Ha iniziato il suo studio pittorico nel tentativo di tradurre una condizione che ricordi la sensazione dell'esistere umano. Gli infiniti strati di colore, nei suoi lavori, sono imprigionati dall'ultimo velo bianco, che come una membrana di pelle consumata, lascia intravedere l'interno dei corpi.
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Happy news
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Mario Airò
Pavia, 1961
Senza mai privilegiare alcuna tecnica, ma anzi sempre rivolgendosi a quella che meglio si compenetra con il contesto operativo, Airò incarna un modo di concepire il linguaggio artistico privo di ogni dogma e libero di agire in modo flessibile. Questa adattabilità si pone anche come un indirizzo filosofico e politico, laddove ogni regola può essere revocata o messa in dubbio, ma resta sempre un punto fermo il rispetto della vitalità nelle sue mille maniere di esprimersi.
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Reverie luddista
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Silvia Codignola
Ivrea, 1962
Silvia Codignola usa i mezzi della pittura e della scultura e trae dalla tradizione materiali iconografici, codici linguistici e tecnici. Ricrea la figura al di là della mimesi con effetti di sospensione temporale dell'opera che restituiscono un'arte onirica e visionaria. Lavora su immagini inconsce ed immediate in un'idea di bello che, come ha indicato Massimo Donà, ci riporta a quell'aura originariamente sacrale da cui sono rivestite tutte le esistenze.
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Round about
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Melina Mulas
Milano, 1960
Melina Mulas attraversa lo spazio fotografico con la cognizione di un tempo che non è misurabile in velocità, ma attenzione interiore. I suoi ritratti fermano i soggetti nel punto più esposto della loro vulnerabilità e, al tempo stesso, della loro forza. Autrice per vocazione famigliare -Ugo Mulas, suo padre, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte nel mondo- è andata ben oltre migrando in una ricerca che si muove tra immagine e didattica.
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Matrice
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Barbara Fässler
Zurigo 1962
Barbara Fässler è un artista prevalentemente concettuale con interesse relazionale e attenzione alla mediazione artistica. Da anni lavora con installazione, fotografia, disegno e video, scrive regolarmente per riviste internazionali di arte contemporanea come Studija (LV) e Kunstbulletin (CH). Inoltre cura delle mostre e dei progetti sperimentali di scambio culturale e si occupa di pedagogia artistica e storia dell'arte.
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L’ombra bianca
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Bruna Ginammi
Bergamo, 1964
Attraverso il mezzo fotografico incontra, conosce, esplora i visi delle persone. il termine persona proviene dal latino e questo probabilmente dallʼetrusco Phersu (maschera dellʼattore, personaggio).
Il concetto di persona è un concetto principalmente filosofico, che esprime la singolarità di ogni individuo della specie umana.
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Maori line
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Marzia Migliora
Alessandria, 1972
Il lavoro di Marzia Migliora si articola in un'ampia gamma di linguaggi che includono la fotografia, il video, il suono, la performance, l'installazione e il disegno. Le sue opere traggono origine da una profonda attenzione per l'individuo; le tematiche ricorrenti nella sua ricerca sono la memoria come strumento di articolazione del presente o l'analisi dell'occupazione lavorativa come affermazione di partecipazione alla sfera sociale.
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Keep me safe
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Ilaria Bochicchio
Battipaglia, 1988
Artista, in larga parte autodidatta ha sperimentato diversi linguaggi e tecniche: pittura, arte digitale, scultura e live performance.
Ha iniziato il suo studio pittorico nel tentativo di tradurre una condizione che ricordi la sensazione dell'esistere umano. Gli infiniti strati di colore, nei suoi lavori, sono imprigionati dall'ultimo velo bianco, che come una membrana di pelle consumata, lascia intravedere l'interno dei corpi.
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Mario Airò
Pavia, 1961
Senza mai privilegiare alcuna tecnica, ma anzi sempre rivolgendosi a quella che meglio si compenetra con il contesto operativo, Airò incarna un modo di concepire il linguaggio artistico privo di ogni dogma e libero di agire in modo flessibile. Questa adattabilità si pone anche come un indirizzo filosofico e politico, laddove ogni regola può essere revocata o messa in dubbio, ma resta sempre un punto fermo il rispetto della vitalità nelle sue mille maniere di esprimersi.
Reverie luddista
Silvia Codignola
Ivrea, 1962
Silvia Codignola usa i mezzi della pittura e della scultura e trae dalla tradizione materiali iconografici, codici linguistici e tecnici. Ricrea la figura al di là della mimesi con effetti di sospensione temporale dell'opera che restituiscono un'arte onirica e visionaria. Lavora su immagini inconsce ed immediate in un'idea di bello che, come ha indicato Massimo Donà, ci riporta a quell'aura originariamente sacrale da cui sono rivestite tutte le esistenze.
Round about
Melina Mulas
Milano, 1960
Melina Mulas attraversa lo spazio fotografico con la cognizione di un tempo che non è misurabile in velocità, ma attenzione interiore. I suoi ritratti fermano i soggetti nel punto più esposto della loro vulnerabilità e, al tempo stesso, della loro forza. Autrice per vocazione famigliare -Ugo Mulas, suo padre, ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte nel mondo- è andata ben oltre migrando in una ricerca che si muove tra immagine e didattica.
Matrice
Barbara Fässler
Zurigo 1962
Barbara Fässler è un artista prevalentemente concettuale con interesse relazionale e attenzione alla mediazione artistica. Da anni lavora con installazione, fotografia, disegno e video, scrive regolarmente per riviste internazionali di arte contemporanea come Studija (LV) e Kunstbulletin (CH). Inoltre cura delle mostre e dei progetti sperimentali di scambio culturale e si occupa di pedagogia artistica e storia dell'arte.
L’ombra bianca
Bruna Ginammi
Bergamo, 1964
Attraverso il mezzo fotografico incontra, conosce, esplora i visi delle persone. il termine persona proviene dal latino e questo probabilmente dallʼetrusco Phersu (maschera dellʼattore, personaggio).
Il concetto di persona è un concetto principalmente filosofico, che esprime la singolarità di ogni individuo della specie umana.
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Marzia Migliora
Alessandria, 1972
Il lavoro di Marzia Migliora si articola in un'ampia gamma di linguaggi che includono la fotografia, il video, il suono, la performance, l'installazione e il disegno. Le sue opere traggono origine da una profonda attenzione per l'individuo; le tematiche ricorrenti nella sua ricerca sono la memoria come strumento di articolazione del presente o l'analisi dell'occupazione lavorativa come affermazione di partecipazione alla sfera sociale.
Keep me safe

Dove e quando

Location

Sala Buzzati - Fondazione Corriere della Sera
Via Eugenio Balzan, 3
20121 Milano MI

Opening hours

Dal 9 al 14 Aprile 2019
Orari di apertura: 10:00 - 21:00

Concept Design Moreno Gentili - Testi Jacqueline Ceresoli, Silvia De Laude - Opere Bruna Ginammi, Mario Airò, Silvia Codignola, Melina Mulas, Ilaria Bochicchio, Marzia Migliora, Barbara Fässler - Coordinamento Domenico Cicchetti - Video Fabrizio Buratto

Frenare può essere bellissimo
Da sempre, Brembo è orientata a una ricerca fatta di innovazione e sperimentazione dove il design, funzionale e mai fine a se stesso, ha acquisito un peso sempre maggiore. Un design che guarda prima di tutto alle prestazioni, ma che ha permesso alla bellezza di allinearsi ai valori su cui fondiamo la nostra attività: performance, affidabilità e comfort. L’attenzione all’aspetto estetico è anche un tratto tipicamente italiano, espressione di un made in Italy propositivo e all’avanguardia in cui noi ci riconosciamo. Le linee e le forme delle nostre pinze e dei nostri dischi hanno generato uno stile inconfondibile, apprezzato in tutto il mondo.

Per Brembo, che coniuga eccellenza industriale e attitudine creativa, è stato naturale ideare il progetto Designing Emotions.
Alberto Bombassei
  • Cultura e Industria come progetto
    di Silvia De Laude
    Le relazioni tra Impresa e Cultura hanno in Italia una tradizione antica e caratterizzano forme di attenzione ora verso la letteratura, ora verso l’arte, il cinema, la musica e così via. In molti casi, le relazioni hanno preso la forma di un mecenatismo che ha a sua volta alle spalle numi tutelari la cui azione lungimirante è viva ancora adesso. Difficile scegliere chi privilegiare, tra figure diverse per indole e per ispirazione, ma concordi nell’aver impegnato per diffondere la cultura energie finanziarie, risorse intellettuali e umane.
    Per restare in Lombardia, è esemplare il caso del mantovano Prospero Mosé Loria, imprenditore nel settore del legname e fondatore della Società Umanitaria di Milano, nata allo scopo di promuovere le capacità dei lavoratori e le loro condizioni economiche attraverso l’istruzione e forme cooperative di stampo mazziniano.
    […]
    C’è chi nel lavoro industriale ha intravisto «una via di libertà» (Calvino), una condizione favorevole all’emancipazione sociale o all’acquisizione di una più matura coscienza di classe (Arpino, negli Anni del giudizio, o Pratolini, in La costanza della ragione).
    Chi ne ha colto i doppi fondi (Ermanno Rea, con La dismissione, 2002). Chi, come Goffredo Parise, con una mossa del cavallo nel Padrone (1964), ha raccontato il modo industriale in chiave tra psicologica e metafisica, reinventando il genere al di là di ogni cliché neorealistico.
    Ma ci sono anche scrittori, anche recentissimi, che potrebbero far pensare a revival della letteratura industriale – Sebastiano Nata, Carmine Abate, Raffaele Nigro, Erri De Luca, Goffredo Buccini, Laura Pariani, Silvia Avallone, Massimiliano Santarossa, Andrea Valente, e ancora Alberto Prunetti, Amianto (Agenzia X), autore di una “storia operaia” terribile che si inserisce nel solco ideale dei Minatori della Maremma di Bianciardi-Cassola; Angelo Ferracuti, con Costo della vita (Einaudi); Francesco Targhetta, che già nel suo recente romanzo in versi Perciò veniamo bene nelle fotografie (isbn) si era rifatto a La ragazza Carla di Elio Pagliarani (ma in mente aveva anche Tre operai di Bernari), ed è ora finalista sia al Premio Campiello che al Premio Bergamo col recentissimo Le vite potenziali (Mondadori 2007).
    […]
    Oggi l’industria muove i suoi passi in un mercato incerto, ma la coscienza d’Impresa verso arte e letteratura, favorita da intellettuali che adesso come in passato hanno a cuore la virtuosa relazione tra arte e imprenditoria lungimirante, non è mai venuta meno, e continua a guardare con curiosità a forme di comunicazione che restituiscono la visione di una ricerca tecnologica che in diversi ambiti produttivi rende il nostro paese tra i migliori al mondo. Certo, vi è ancora molto da fare, soprattutto oggi, ma gli italiani e il loro Design, non sono secondi a nessuno.
    Silvia De Laude
    Filologa romanza di formazione, scrittrice e critica letteraria.
    Ha collaborato a progetti editoriali con Cesare Garboli e curato con Walter Siti l’edizione delle opere complete di Pier Paolo Pasolini nella collana dei Meridiani Mondadori. Per l’Edizione Nazionale ed Europea delle Opere di Alessandro Manzoni ha curato il discorso ‘Del romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione’, introduzione di Folco Portinari, premessa di Giovanni Macchia, 2000. Una sua edizione commentata del romanzo postumo di Pasolini, ‘Petrolio’, è uscita negli Oscar Mondadori nel 2005. Tra le sue pubblicazioni, ‘Mario Mieli: E adesso’, Clichy, Firenze 2016. ‘I due Pasolini. Ragazzi di vita prima della censura’, Carocci, Roma 2018. ‘La rondine di Pasolini’, Mimesis, Milano 2018. ‘L’attualità di Leopardi’ in ‘Giovani Parole’, Fondazione Bracco 2019. Sono in corso di stampa ‘Fly Traslove Airways’, testo su ‘Petrolio’ di Pasolini e ‘Il risveglio dei Faraoni’ di Mario Mieli, Saggiatore.
  • Le forme dell'industria nell'arte della bellezza
    di Jacqueline Ceresoli
    Quali sono le responsabilità dell'industria nell'ambito della produzione artistica nell'epoca globale? Infinite e variabili, poiché tutto dipende dal contesto, luogo, relazioni di scambio e obiettivo.
    L'arte senza l'industria, che nel tempo ha sostenuto l'innovazione e la creatività, svilisce il ruolo dell'artista come agente sociale di relazione tra diversi mondi e modi di esprimere la creatività.
    Quando l'industria promuove l'arte, le idee e la sperimentazione di nuovi linguaggi, senza necessariamente comunicare il proprio prodotto, è lecito azzardare l'ipotesi di un progetto di bellezza condiviso: un patto di estetica sociale non scritto tra l'artista e l'industria, sulle tracce di un bello e forse utile necessità di trasfigurare il quotidiano e la realtà con molteplici soluzioni estetiche.
    All'inizio del XX secolo l'arte europea è stata travolta dal poderoso urto del nuovo sistema industriale sui modelli di esistenza collettiva, quando l'arte e la vita si scambiano codici e grammatiche visive, come dimostrato dai ready made di Marcel Duchamp e dai suoi eredi di ieri e di oggi.
    […]
    Le nuove idee, senza coraggiosi e visionari imprenditori della creatività che le sostengono, non prendono forma e non si investe in nuovi immaginari. In Russia, i costruttivisti, impegnati sul fronte comunista, erano convinti della necessità di unificare le tensioni artistiche con quelle utilitaristiche, sugellando un sotteso rapporto di scambio tra arte e industria. Andy Warhol debutta come grafico pubblicitario a metà degli anni'50, quando realizza la pubblicità per il marchio Miller.
    Nel dopoguerra, l'Europa, travolta dall'euforia di ricostruire il proprio tessuto industriale e culturale, promuove la libera impresa, e nella società dei consumi anche l'arte diventa prodotto insito nel nostro sistema industriale. In quegli anni, l'Italia dà vita a un sistema produttivo industriale di piccole, medie e grandi imprese, con distretti produttivi diffusi da nord a sud.
    […]
    L'industria, quando sostiene le arti figurative o interventi ambientali in contesti paesaggistici significativi, produce bellezza. È il caso di Niki De Saint Phalle, che al mecenatismo di Marella Agnelli deve la realizzazione del Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, in Maremma, in cui fa capolino anche una scultura cinetica di Jean Tinguely. Non si dimentichi Arnaldo Pomodoro, scultore di fama internazionale che ha realizzato un'opera di landart, il Carapace, una scultura-architettura che prende il nome dalla forma che ricorda la tartaruga – simbolo di longevità e stabilità, oltre che dell'unione tra terra e cielo –, voluta da Marcello Lunelli, vicepresidente delle Cantine Ferrari, e famiglia e progettata per la Tenuta Castelbuono, dove si produce il Montefalco Sagrantino, nel cuore dell'Umbria, dove la bellezza s'inscrive nel territorio paesaggistico e nella cultura locale.
    […]
    Nella cultura d'impresa la creatività è la più solida industria del nuovo, di una possibile bellezza che va salvata dai rischi dell’omologazione dell'epoca globale.
    Jacqueline Ceresoli
    Storico e critico, teorico delle arti visive e contemporanee, specializzata in archeologia industriale. Collabora come inviata e critica con L’Arca, Il Giornale, Exibart e altre testate editoriali.
    Ha pubblicato tra altro ‘Opere Recenti’, Gianfranco Pardi, Electa, Milano 1998. ‘La nuova scena urbana. Cittàstrattismo e urban art’, F.Angeli, Milano 2005. ‘Grazia Varisco’, Skira, Milano 2006. ‘Athos Collura Visual Codex’, Skira, Milano 2007. ‘Light Abstr-Action, Maria Cristiana Fioretti’, Mazzotta, Milano 2010. ‘Trans-Design-L’identità ibrida e contaminata dei prodotti di inizio millennio’, Tecniche Nuove 2008. ‘Anne Blanchet Light Drawings’, Silvana Editoriale, Milano 2014.‘Arte Sociale’, in Forme dell’Inclusività, a cura di Antonio Longo, Chiara Rabbiosi, Pierluigi Salvadeo, Politecnica, Maggioni Editore 2017.
    Nel 2019 avvia una serie di conferenze su temi di innovazione e cultura con alcune imprese, tra cui la Fratelli Branca di Milano.